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                                         Alle Regioni il compito di trovare accordi con gli MMG

Da Redazione

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Ora, lo psicologo di famiglia non sarà più una figura sperimentale, ma un professionista riconosciuto dalla legge, a disposizione dei cittadini negli ambulatori dei medici di famiglia.

«Mentre al Quirinale Sergio Mattarella riceveva una delegazione del Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi per celebrare i trent’anni della Legge 56, che ha regolamentato la professione, il Parlamento italiano approvava un’altra legge, quella che istituisce ufficialmente la figura dello psicologo di famiglia». Ad annunciarlo, ai microfoni di Sanità Informazione, è David Lazzari, membro dell’esecutivo del Cnop, il Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi.

«Lo psicologo di famiglia, o per meglio dire lo psicologo nell’ambito delle cure primarie – sottolinea Lazzari – è una figura che dovrà collaborare con il medico di medicina generale e con il pediatra di libera scelta».

L’apertura alla presenza dello psicologo negli studi dei medici di famiglia è stata inserita nel decreto Calabria, approvato il 19 giugno scorso dall’Assemblea di Palazzo Madama, senza modificare il testo che aveva già ricevuto il via libera dalla Camera alla fine del mese di maggio. Oltre al pacchetto di misure per il commissariano della sanità calabrese, infatti, il decreto prevede molte altre norme che riguardano diverse tematiche della sanità nazionale, tra cui la formazione, personale e investimenti.images.jpgb

«La necessità di affiancare la professione dello psicologo a quella del medico di famiglia e del pediatra è emersa già da diverso tempo e non solo in Italia – continua Lazzari -. L’obiettivo è il potenziamento delle cure primarie, quelle che, essendo più vicine ai cittadini, permettono di raccogliere i bisogni dei pazienti ed effettuare interventi sia terapeutici che di prevenzione. Questa legge offre l’opportunità di garantire un supporto a chi soffre di disturbi psicologici o psicosomatici, ma anche la possibilità di trattare il correlato psicologico di malattie fisiche e patologie croniche, purtroppo sempre più diffuse».

Ruoli già sperimentati in diverse realtà nazionali ed internazionali: «In Umbria, ad esempio – spiega l’esperto – da un anno e mezzo stiamo testando questa figura con ottimi risultati, sia in termini di efficacia degli interventi, che per il gradimento espresso dagli utenti. Ora, grazie a questa nuova legge, usciremo fuori da qualsiasi forma di sperimentazione. Ed in questo le Regioni avranno un ruolo fondamentale: saranno loro, attraverso gli accordi con i medici di medicina generale, a concretizzare questa importante possibilità per i cittadini italiani».images

Un’opportunità che in molt attendono già con impazienza: «Quando si propone la figura dello psicologo di famiglia la reazione è in genere molto positiva – commenta il membro dell’esecutivo del Cnop -. Uno studio internazionale dimostra che il 75% degli utenti, trovandosi in una situazione di disagio,  piuttosto che prendere una pillola preferisce un supporto psicologico. Da parte dei cittadini c’è una forte richiesta di psicologi, ma questa figura è tuttora poco presente nel servizio pubblico, cosicché chi ne ha bisogno deve pagarla di tasca propria e, ovviamente, non tutti ne hanno la possibilità. Per tale motivo – conclude Lazzari – si spera che gran parte di questo bisogno insoddisfatto possa trovare la giusta accoglienza proprio attraverso l’applicazione di questa nuova legge».

 

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Ora, lo psicologo di famiglia non sarà più una figura sperimentale, ma un professionista riconosciuto dalla legge, a disposizione dei cittadini negli ambulatori dei medici di famiglia.

«Mentre al Quirinale Sergio Mattarella riceveva una delegazione del Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi per celebrare i trent’anni della Legge 56, che ha regolamentato la professione, il Parlamento italiano approvava un’altra legge, quella che istituisce ufficialmente la figura dello psicologo di famiglia». Ad annunciarlo, ai microfoni di Sanità Informazione, è David Lazzari, membro dell’esecutivo del Cnop, il Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi.

«Lo psicologo di famiglia, o per meglio dire lo psicologo nell’ambito delle cure primarie – sottolinea Lazzari – è una figura che dovrà collaborare con il medico di medicina generale e con il pediatra di libera scelta».

L’apertura alla presenza dello psicologo negli studi dei medici di famiglia è stata inserita nel decreto Calabria, approvato il 19 giugno scorso dall’Assemblea di Palazzo Madama, senza modificare il testo che aveva già ricevuto il via libera dalla Camera alla fine del mese di maggio. Oltre al pacchetto di misure per il commissariano della sanità calabrese, infatti, il decreto prevede molte altre norme che riguardano diverse tematiche della sanità nazionale, tra cui la formazione, personale e investimenti.images.jpgb

«La necessità di affiancare la professione dello psicologo a quella del medico di famiglia e del pediatra è emersa già da diverso tempo e non solo in Italia – continua Lazzari -. L’obiettivo è il potenziamento delle cure primarie, quelle che, essendo più vicine ai cittadini, permettono di raccogliere i bisogni dei pazienti ed effettuare interventi sia terapeutici che di prevenzione. Questa legge offre l’opportunità di garantire un supporto a chi soffre di disturbi psicologici o psicosomatici, ma anche la possibilità di trattare il correlato psicologico di malattie fisiche e patologie croniche, purtroppo sempre più diffuse».

Ruoli già sperimentati in diverse realtà nazionali ed internazionali: «In Umbria, ad esempio – spiega l’esperto – da un anno e mezzo stiamo testando questa figura con ottimi risultati, sia in termini di efficacia degli interventi, che per il gradimento espresso dagli utenti. Ora, grazie a questa nuova legge, usciremo fuori da qualsiasi forma di sperimentazione. Ed in questo le Regioni avranno un ruolo fondamentale: saranno loro, attraverso gli accordi con i medici di medicina generale, a concretizzare questa importante possibilità per i cittadini italiani».images

Un’opportunità che in molt attendono già con impazienza: «Quando si propone la figura dello psicologo di famiglia la reazione è in genere molto positiva – commenta il membro dell’esecutivo del Cnop -. Uno studio internazionale dimostra che il 75% degli utenti, trovandosi in una situazione di disagio,  piuttosto che prendere una pillola preferisce un supporto psicologico. Da parte dei cittadini c’è una forte richiesta di psicologi, ma questa figura è tuttora poco presente nel servizio pubblico, cosicché chi ne ha bisogno deve pagarla di tasca propria e, ovviamente, non tutti ne hanno la possibilità. Per tale motivo – conclude Lazzari – si spera che gran parte di questo bisogno insoddisfatto possa trovare la giusta accoglienza proprio attraverso l’applicazione di questa nuova legge».

 

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«Mentre al Quirinale Sergio Mattarella riceveva una delegazione del Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi per celebrare i trent’anni della Legge 56, che ha regolamentato la professione, il Parlamento italiano approvava un’altra legge, quella che istituisce ufficialmente la figura dello psicologo di famiglia». Ad annunciarlo, ai microfoni di Sanità Informazione, è David Lazzari, membro dell’esecutivo del Cnop, il Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi.

«Lo psicologo di famiglia, o per meglio dire lo psicologo nell’ambito delle cure primarie – sottolinea Lazzari – è una figura che dovrà collaborare con il medico di medicina generale e con il pediatra di libera scelta».

L’apertura alla presenza dello psicologo negli studi dei medici di famiglia è stata inserita nel decreto Calabria, approvato il 19 giugno scorso dall’Assemblea di Palazzo Madama, senza modificare il testo che aveva già ricevuto il via libera dalla Camera alla fine del mese di maggio. Oltre al pacchetto di misure per il commissariano della sanità calabrese, infatti, il decreto prevede molte altre norme che riguardano diverse tematiche della sanità nazionale, tra cui la formazione, personale e investimenti.images.jpgb

«La necessità di affiancare la professione dello psicologo a quella del medico di famiglia e del pediatra è emersa già da diverso tempo e non solo in Italia – continua Lazzari -. L’obiettivo è il potenziamento delle cure primarie, quelle che, essendo più vicine ai cittadini, permettono di raccogliere i bisogni dei pazienti ed effettuare interventi sia terapeutici che di prevenzione. Questa legge offre l’opportunità di garantire un supporto a chi soffre di disturbi psicologici o psicosomatici, ma anche la possibilità di trattare il correlato psicologico di malattie fisiche e patologie croniche, purtroppo sempre più diffuse».

Ruoli già sperimentati in diverse realtà nazionali ed internazionali: «In Umbria, ad esempio – spiega l’esperto – da un anno e mezzo stiamo testando questa figura con ottimi risultati, sia in termini di efficacia degli interventi, che per il gradimento espresso dagli utenti. Ora, grazie a questa nuova legge, usciremo fuori da qualsiasi forma di sperimentazione. Ed in questo le Regioni avranno un ruolo fondamentale: saranno loro, attraverso gli accordi con i medici di medicina generale, a concretizzare questa importante possibilità per i cittadini italiani».images

Un’opportunità che in molt attendono già con impazienza: «Quando si propone la figura dello psicologo di famiglia la reazione è in genere molto positiva – commenta il membro dell’esecutivo del Cnop -. Uno studio internazionale dimostra che il 75% degli utenti, trovandosi in una situazione di disagio,  piuttosto che prendere una pillola preferisce un supporto psicologico. Da parte dei cittadini c’è una forte richiesta di psicologi, ma questa figura è tuttora poco presente nel servizio pubblico, cosicché chi ne ha bisogno deve pagarla di tasca propria e, ovviamente, non tutti ne hanno la possibilità. Per tale motivo – conclude Lazzari – si spera che gran parte di questo bisogno insoddisfatto possa trovare la giusta accoglienza proprio attraverso l’applicazione di questa nuova legge».

 

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