Il piccolo segreto di Vincent van Gogh.

                                          Ritrovato un plico nella sua casa di Londra

Ben nascosto, nella casa londinese che amò, un plico salta fuori dal passato di Vincent van Gogh. E risveglia le memorie di un periodo intenso, fatto di studio, di fervore religioso, dei primi approcci all’arte e del primo amore.

Vincent van Gogh, Autoritratto, 1889 Un-giovanissimo-Vincent-van-Gogh

Ci sono casi, esperienze, combinazioni, che orientano in modo decisivo il corso dell’esistenza. Al netto del talento e delle vocazioni. Uno come Vincent van Gogh, probabilmente, non sarebbe diventato l’artista che è stato, se non avesse avuto modo di entrare in contatto con l’ambiente dell’arte e della grande pittura europea. Andava male a scuola, il giovane Vincent. E a 16 anni lo zio Cent propose alla famiglia, piuttosto scoraggiata, di mandarlo a lavorare presso un autorevole mercante ed editore d’arte di sua conoscenza: Goupil & Cie, con base a L’Aia e con diverse filiali in Europa. Solo il caso volle che il ragazzo finisse a dare una mano a un gallerista, invece che a un sarto o a un fornaio. Eppure funzionò. Cominciò di buona lena e dimostrò una certa, diligente curiosità. Tanto che dopo quattro anni di pratica venne spedito nella prestigiosa sede di Londra.

Targa commemorativa sulla facciata della casa di van Gogh a Londra

LA CASA DI HACKFORD ROAD

Targa-commemorativa-sulla-facciata-della-casa-di-van-Gogh-a-Londra

Era il giugno del 1873. Per lui, già sedotto dal mondo delle Belle Arti, iniziava una stagione felice, di intensa formazione: lunghe passeggiate, tra le strade affollate e i sontuosi parchi cittadini, visite alle gallerie e ai musei, su tutti la Royal Academy, la Dulwich Gallery e il British Museum, e poi l’innamoramento per gli scrittori e i poeti inglesi, ma anche per autori di grafiche e illustrazioni, collezionate con dedizione.
Se non avesse mai lavorato in una galleria, credo con poca probabilità sarebbe diventato un artista“: sono parole di Martin Bailey, tra i massimi esperti di Van Gogh, autore del saggio “Notte stellata: Van Gogh al manicomio” (2018), tra i primi a visionare il piccolo tesoro appena ritrovato a Londra, in quella che fu la casa simbolo del periodo londinese dell’artista. Tutto iniziò in quei mesi, in quella città, in quel fatidico anno che gli cambiò la vita, irrobustendo la sua passione per l’arte, intensificando le sue attività culturali, avvicinandolo alla religione e anche, purtroppo, suscitando i primi tormenti interiori.
L’appartamento in cui si trasferì nell’agosto nel 1873 – dopo aver trascorso i primi due mesi in una pensione con diversi coinquilini, a un indirizzo non noto – si trovava in uno stabile a due piani, in stile vittoriano, all’87 di Hackford Road, nei pressi di Brixton. Era un ambiente arioso, ricercato, accogliente; ed erano mesi di grande elettricità: “Le cose stanno andando bene per me qui”, scriveva al fratello Teho, “ho una casa meravigliosa ed è un grande piacere osservare Londra e lo stile di vita inglese, e gli inglesi stessi; e ho anche natura, arte e poesia… se questo non è abbastanza, cosa lo è?”
Un targa in ceramica blu, incastonata sulla facciata chiara, ne ha fatto un landmark subito riconoscibile: non un casa museo visitabile, ma comunque una meta per feticisti in cerca di suggestioni biografiche e di vecchie storie da immaginare. Eppure, all’interno, alcune piccole tracce preziose c’erano davvero. Rinvenute oggi, casualmente: i proprietari decisero di vendere la casa nel 2012, dopo 65 anni, affidandola all’agenzia immobiliare Savills per la cifra di 475.000 sterline. Era rimasta integra, nonostante i bombardamenti della Seconda Guerra mondiale, ma necessitava di alcuni interventi di ristrutturazione. Come riporta Artnet, gli attuali proprietari, l’ex violinista Jian “James” Wang e sua moglie, Alice Childs, sperano di trasformarla in una residenza per artisti cinesi. Intanto la figlia Livia, architetto, sta supervisionando i lavori.

Un giovanissimo Vincent van Gogh

 

 

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